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la temperatura ideale

  • Writer: Laura Frascarelli
    Laura Frascarelli
  • Jul 31, 2025
  • 2 min read

Questa mattina sciopero. Ma parto lo stesso, con la consapevolezza che ci potrà essere un disagio, lo metto in conto. Peggio è quando il disguido arriva all'improvviso e, purtroppo, a volte, in sequenza. Perché in effetti ci sono delle circostanze di equilibri terrestri, di congiunzioni astrali particolarmente sfavorevoli per cui ogni giorno ce n'è una e, se viaggi con particolare frequenza, rischi che te le becchi tutte. Ma questa mattina siamo fiduciosi, io e gli avventurieri che incontro in stazione. C'è dell'ottimismo. In ogni caso viaggiare in treno ci piace, lo preferiamo di gran lunga alla macchina. Per quanto sia zoppo, è comunque un servizio. Questo ci diciamo.

Salita a bordo, tiro fuori il maglioncino e mi faccio il segno della croce per scampare anche questa volta la sinusite.

La faccenda della temperatura in carrozza in estate è da leggenda fantascientifica. In inverno è piacevolissimo quel calduccio. Ma d'estate l'aria condizionata a palla già dalle 7 del mattino è una magnifica perversione. Immagino un gran numero di viaggiatori che la desiderano questa frescura, che la notte magari non hanno dormito perché era troppo caldo e finalmente possono schiacciare un pisolino al fresco.

Dopo circa un'ora sento la punta del naso, la punta delle orecchie e le dita dei piedi un tantino raggelati. Anche i pensieri si rattrappiscono. E la pancia, ah la mia povera pancia, come la detesta l'aria condizionata! Di solito per ovviare il problema faccio il giro delle carrozze e magari un posticino meno simile alla taiga finlandese a febbraio lo trovo. Altrimenti devo tentare delle interazioni umane con il personale di bordo, a volte gentilissimo, a volte meno, in ogni caso non sempre disponibile ad accogliere le richieste dei viaggiatori.

Perché, come ci sono le leggende dei viaggiatori sui capitreno, ci sono le leggende dei capitreno sui viaggiatori. Ed io li vedo i loro pensieri mentre si destreggiano con i regolatori di temperatura da una carrozza all'altra: quella che il sistema di refrigerazione è guasto, quindi rischi il bagno turco; quella che ci viaggiano i pinguini; quella che metà sì e metà no; quella troppo affollata che dieci viaggiatori la vogliono più forte, altri dieci meno forte, il bambino piange, il cane abbaia, la videochiamata parte in vivissima voce affinché tutti sappiano, il resto del mondo affonda lo sguardo nel cellulare, cuffiette alle orecchie, concentrati sull'idea che va bene tutto purché si arrivi.

Arriviamo a Tiburtina quasi puntuali, poi ci inchiodiamo. Dopo più di 20 minuti, nessuna comunicazione dagli altoparlanti. La gente comincia ad alzarsi, a chiedere in giro. Pare che a Termini non ci siano binari disponibili.

Bisogna farsela con i mezzi. Scendo. Mi accoglie una folata di aria tiepida e umidiccia, che sembra sciogliere il ghiaccio dalle giunture. E via, in metropolitana. Un altro viaggio.



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